Aprile 23, 2024

    guilin_2Tanto tempo fa in Cina, le arti marziali erano esclusivamente praticate dal sesso maschile, e uno degli scopi del loro esercizio, quando non c’erano guerre in corso, era rappresentato dalla necessità di difendere il proprio villaggio da ogni genere di pericolo e salvaguardare così l’incolumità degli abitanti. Il Maestro di arti marziali (ShiFu), divenne così una fondamentale figura di spicco nella vita della comunità, poiché insegnando il suo Kung-Fu, oltre a trasmettere la sua conoscenza nelle “tecniche della guerra”, diveniva un esempio fondamentale per quanti si rivolgevano a lui, soprattutto per riparare eventuali torti subiti.

    Nei tempi moderni, troppo spesso dimenticato da chi insegna, è quel codice morale di valori non scritti fatto di etica e giusto comportamento, che nella corretta pratica delle arti marziali tradizionali prende il nome di “Wu-De” (武 德). “L’Etica Morale delle Arti Marziali Tradizionali” è stata l’elemento fondamentale che ha definitivamente cambiato il ruolo del Maestro aggiungendo un aspetto filosofico e di mistica saggezza alla figura d’insegnante di arti marziali che non era ben considerata a quei tempi *(vedi sezione “il Maestro…”). Per essere in grado di trasmettere la sua conoscenza in modo totale, il Maestro, doveva essere completamente assorbito nello studio del Kung-Fu Tradizionale e nella filosofia a esso connessa. Egli divenne così una sorta di eroe che nella sua area d’influenza, riparava i torti subiti, difendeva chi non era in grado di proteggersi dalle prepotenze e dai soprusi altrui, metteva a posto le dispute, contribuendo con il suo ruolo a mantenere un equilibrato ordine nella vita della comunità.

    guilin_3Nella società moderna, la crescita di un Maestro, attraverso il Wu De, non viene quasi mai presa in considerazione e questo penalizza fortemente la crescita degli allievi secondo un giusto criterio. I motivi fondamentali, sono da attribuirsi alla mancanza di conoscenza in questo senso, magari perché il proprio insegnante ha insegnato solo tecnica e forme senza andare oltre. Oppure, molto più squallidamente, uno dei problemi che oggi affligge maggiormente la comunità delle arti marziali tradizionali è rappresentato dal fatto che, purtroppo, la maggior parte dei “maestri” in circolazione, si adopera nella didattica esclusivamente a scopo commerciale, con intenti personali lontani dalle reali esigenze dei propri allievi. Infine, certi individui, sono più preoccupati ad accrescere la propria fama e nutrire così il proprio smodato egocentrismo, piuttosto che trasmettere certi fondamentali valori, che richiedono tempo e sacrificio, ripiegando il loro insegnamento esclusivamente sul combattimento sportivo o sulle forme allo scopo di partecipare a continue gare per ottenere maggiore visibilità e apparente prestigio.

    In questo modo i vari “circoli marziali”, invece di confrontarsi costruttivamente e per il bene comune con altre realtà, si chiudono miseramente in se stessi, implodendo in una sorta di autocelebrazione, dove decantare se stessi e il proprio lavoro, porta inevitabilmente a denigrare tutto il resto. Dalle gare nasce, infatti, una sorta di competizione campanilistica, dove a tutti i costi si deve dimostrare di essere migliori degli altri, perché il proprio insegnante è proprio questo spirito che inculca ai propri allievi in palestra. L’errore principale è da attribuire a coloro che si professano maestri e che invece di insegnare onestamente, inseriscono fra una tecnica e l’altra una maldicenza contro tizio, caio o sempronio, adulando magari il proprio lavoro e la propria “parrocchia”…! Naturalmente il tutto è abbondantemente amplificato dai propri allievi, che iniziano una sorta di stolta competizione di parte contro gli altri.

    Certi insegnanti, rappresentano un cancro per la comunità delle arti marziali, poiché coinvolgendo gli allievi nelle loro diatribe e frustrazioni personali, contro qualsiasi altra cosa che non sia la propria associazione, danno inizio a un processo di cattiveria gratuita che sfocia nella classica e interminabile “faida”. Perché tutto ciò? La risposta è molto semplice e si riassume in poche parole: invidia, paura e interessi personali! Ecco perché, oggi tutti sono contro di tutti e, spesso e volentieri, si tende a parlare a sproposito, di realtà che non sono la propria e di Maestri che non si conoscono personalmente. Si tende a impegnare il proprio tempo in assurde “crociate” e poi non si possiede più l’energia necessaria, né per trasmettere il vero Kung-Fu né per apprenderlo.

    li_riverL’innesco di questo meccanismo, lascia ben poche risorse allo sviluppo di una cultura tradizionale che ogni circolo marziale che si definisca tale dovrebbe possedere e coltivare al proprio interno. L’altare degli Antenati, la cerimonia “BaiShi”, gli esercizi speciali, lo studio della Filosofia legata alla tradizione marziale, la storia… sono solo alcuni degli aspetti che dovrebbero essere trasmessi insieme alla corretta pratica di allenamento. Certe cose richiedono tempo, impegno, energia! Se tutti sono sempre a battibeccare fra loro, tendendo a spararsi le classiche “pose” su internet, ma dove si potrà mai trovare il tempo, per fare tutto il necessario che completa lo sviluppo di una Scuola tradizionale di Kung-Fu? A già! I viaggi studio… le gare… le chiacchiere…

    La tradizione presuppone che le cose siano fatte in un determinato modo, che pur evolvendosi deve rimanere integro nei principi e nei concetti! Oggi, quasi più nessuno agisce in questa maniera. Del resto basta pagare e si ottiene ogni cosa! Un mercato che va dai diplomi, ai classici “lineage” che comprovano la reale appartenenza allo stile e… il WuDe, che fine ha fatto? Considerarsi dei tradizionalisti nel Kung-Fu, vuol dire essere realmente dei Maestri di Kung-Fu! Questo ruolo, comporta l’assunzione di responsabilità, ma tutti sembrano essere interessati più al gossip che a una concreta crescita personale attraverso lo studio del Kung-Fu Tradizionale Cinese e della sua tradizione millenaria.


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