Marzo 21, 2020

    A differenza di molti, non amo parlare del mio rapporto personale maturato con chi mi ha insegnato per anni, aiutandomi nel perfezionamento del Kung-Fu Tradizionale Cinese. Sono un tipo di persona molto riservato e mi piace custodire dentro di me la mia esperienza di vita, ma ShiFu Kwong Wing Lam merita tutto questo: merita che io lo ricordi per la sua onestà, per il suo lavoro, per la sua passione e la sua coerente vita, che è stata interamente dedicata all’Originale Kung-Fu Tradizionale Cinese.

    Il mio vuole essere un personale e pubblico riconoscimento, dato che la mia intenzione è quella di celebrare uno di quei Maestri che considero un caposaldo nella mia crescita e che in vita ha continuato fino all’ultimo a spronarmi ad ampliare i miei orizzonti nella mia ricerca personale. Inoltre, vorrei parlare di lui e del nostro rapporto, per far conoscere soprattutto ai miei allievi che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo, che tipo di persona egli fosse.

    A riassumerlo in modo sintetico, egli era generoso, umile, indulgente, modesto, disponibile, accomodante. Soprattutto, ShiFu incarnava realmente in sé stesso queste doti, mostrandole in ogni occasione. La nostra amicizia e il nostro rapporto familiare sono sempre stati profondi, per tutta la durata della sua vita, dato che sono rimasto in contatto con lui fino all’ultimo. Mi tenevo costantemente aggiornato sulle sue condizioni di salute anche perché a settembre del 2017 ShiFu Wing Lam sarebbe dovuto tornare in Italia, grazie ai miei allievi che, coordinati da mia figlia, avrebbero voluto farmi questo regalo a sorpresa e lui estremamente entusiasta, aveva accettato.

    Non ci vedevamo di persona da alcuni anni ormai e sarebbe stato un “bel ritrovarsi”, anche se molte cose intorno a noi erano cambiate da allora (economia in crisi, svalutazione delle arti marziali, ecc., ecc.), la nostra amicizia non era stata minimamente scalfita da quel cambiamento. Questo perché coltivando la stessa comune passione con amore e dedizione da tanto tempo, nonostante tutto, eravamo rimasti fermi a quel punto e mai ci siamo mossi da lì, benché i cambiamenti generali intorno a noi, nel mondo, erano in atto.

    La distanza e le vicissitudini della vita non ci sono certo state favorevoli, per questo, nonostante la distanza, eravamo divenuti ancora più uniti, come due fratelli. In fin dei conti, avevamo sempre avuto la stessa “madre” e lo stesso “padre”, ovvero, la comune Passione, quella vera per l’Arte Marziale e l’Originale Kung-Fu Tradizionale Cinese, quello duro e impegnativo.

    Parlando per esperienza personale, a differenza di tanti che ho conosciuto nella mia vita e che si spacciavano per “reali appassionati”, ho avuto modo di constatare che la vera Passione non è facile da trovare nella gente. Una volta riferendosi alla pratica, un Maestro mi disse: “La pratica del vero Kung-Fu inizia quando la spinta della novità svanisce…”. Nulla di più vero! Occorre tempo, dedizione, pazienza e tanto duro lavoro, prima di poter avere un barlume di reale conoscenza e considerarsi sulla strada giusta. Da lì, il cammino che porta all’essere certi che quella sia vera Passione, sarà ancora lungo.

    Purtroppo molti si perdono nei meandri della propria presunzione personale, ma questo non è mai accaduto, per fortuna, né a lui né a me. Nei miei confronti e in quelli di ShiFu Wing Lam, tutto sommato, la Vita è stata molto buona, insieme a qualche difficoltà, ci ha regalato anche molte soddisfazioni, soprattutto permettendoci di esistere come volevamo, secondo le nostre aspirazioni e i nostri desideri. Anche grazie alla nostra volontà, essa non ha certo modificato in noi quell’essenza primordiale di grande slancio emotivo, che ci ha spinti verso questa strada di vita che è il KungFu e ci ha fatti crescere insieme fino al giorno in cui lui se n’è andato.

    Inoltre, anche se siamo stati lontani fisicamente l’uno dall’altro, il nostro profondo legame a carattere familiare, ci ha sempre tenuti saldamente uniti nelle nostre convinzioni, nell’intento e negli obiettivi, tracciando il nostro comune cammino nella strada verso una genuina Conoscenza. Come ho già scritto in varie occasioni, ho spesso intravisto in tutti questi anni, nei miei interlocutori, praticanti di arti marziali, una buona dose di “Marzialità”: l’aspetto fisico, la tecnica, la forma, il movimento, sono in molti a possedere queste qualità, ma quasi mai, tranne in pochissimi casi che si contano sulla punta delle dita di una mano, nessuno è stato capace di mostrarmi la sua “Arte”.

    Tutti si fermavano lì, dinanzi a quell’invalicabile soglia, fatta di asciuttezza, di sovente innalzata su a sproposito, complice il proprio carattere e le proprie convinzioni personali. ShiFu Wing Lam invece, era uno di quelli che è stato anche capace nel mostrarmi la sua vera abilità, che appunto trasforma la Marzialità in un’Arte più elevata. Lontano da gare e ripetitive esibizioni, il più delle volte intrise di scadente qualità e messe in scena solo a scopo pubblicitario o per racimolare un po’ di ignari allievi, qualcuno come noi, parlava di un qualcosa di diverso e che spesso non viene neanche insegnato in palestra: Il KungFu è prima di tutto un modo di vivere la propria vita; lo possiamo usare in tutte le ore della nostra giornata e non solamente quando ci si reca in palestra. Esso è un’Arte grandemente educativa e non può essere studiato o insegnato in modo diverso o superficiale, senza le sue componenti fondamentali, dettate dai canoni tradizionali.

    Egli era un insaziabile studioso e spesso lo “sorprendevo” a leggere i classici della cultura cinese e i trattati filosofici, tanto che nel tempo è stato capace di divenire un grande erudito nella sua materia. Fin dal primo istante che l’ho conosciuto, ho sempre visto in lui, una grande conoscenza che derivava da una continua e instancabile ricerca fuori e dentro di sé; in questo, eravamo perfettamente uguali e in sintonia. Uno dei suoi pregi più grandi è che nonostante tutto il suo sapere egli era una persona che sapeva ascoltare, insegnando sempre tutto ciò che conosceva, senza alterare né trascurare nulla.

    Fin dai primi anni novanta (epoca in cui lo conobbi) e in seguito, allenandomi spesso con lui, ho sempre avuto questa idea nei suoi confronti: “egli era solido e compatto come un pezzo di ferro, ma anche gentile e flessibile come un drappo di seta”. L’unione di questi due aspetti nel proprio carattere, conduce a un perfetto equilibrio dell’essere umano. ShiFu Lam, era abile nel bilanciare queste due facce della medesima moneta e in grado di dosare il tutto a proprio piacimento, quando voleva, in relazione alla situazione da affrontare e questo non solo nella pratica marziale, ma anche nelle varie circostanze che ogni giorno accadono intorno a noi.

    Nella mia costante ricerca che ormai dura da una vita, ho sempre cercato in ogni insegnante con il quale sono venuto a contatto, prima l’Uomo e poi il Maestro. Apprendere correttamente il Kung-Fu; questo era il mio obiettivo principale e per me, è sempre stato importante trovare l’affinità di un’anima gemella, un compagno di viaggio molto e conosciuto personalmente tanti insegnanti, intrecciando con loro rapporti e qualche volta sono stato anche raggirato, ma non mi sono mai lamentato di questo, dato che considero ciò che accade, nel bene e nel male, un modo per fare esperienza.

    Ho anche avuto fortuna però, grazie alla mia tenacia e a tanti sacrifici personali, ho conosciuto dei Maestri che stimo veramente e che continuano a ispirarmi tutt’ora, nonostante non ci siano più e nel tempo, la mia instancabile ricerca, non poteva comunque regalarmi compagno di viaggio migliore di ShiFu Kwong Wing Lam.

    Tanti anni fa, quando lo incontrai per la prima volta negli U.S.A., rimasi molto colpito proprio dalla sua grande disponibilità e soprattutto da un semplice aspetto: egli non era affatto un vanitoso, anzi era molto disponibile e tutto sembrava “rimbalzargli addosso”. Rimasi totalmente impressionato da questa sua leggerezza del gesto, ma allo stesso tempo, dalla sua grande solidità e dall’abilità di riuscire ad allineare il suo corpo, senza tensione. Quando voleva, era “inamovibile”!

    Egli aveva quell’innata capacità di essere perfettamente cosciente di dove fosse in quel preciso istante, in ogni situazione, in ogni gesto; sapeva consapevolmente come avrebbe dovuto agire nel modo più idoneo e utilizzare solo ciò di cui aveva bisogno. Da allora, ho sempre cercato di capire come facesse a farlo e mi sono impegnato anche a ricreare in me quelle sue doti. Nel tempo, piano piano, mi sono adoperato anche a trasmettere queste qualità ai miei allievi, dato che il mio principale obiettivo è sempre stato quello di essere in primo luogo, un buon Maestro per loro, così come ShiFu Wing Lam lo è stato per me.

    Nel nostro rapporto, abbiamo entrambi sempre cercato di far parlare le nostre emozioni, spesso attraverso lo sguardo e la nostra “simpatica complicità”. Gli sono grato, oltre per le molte cose che mi ha insegnato tecnicamente, anche per il semplice fatto che egli non ha mai tradito le mie aspettative, come Insegnante, come Uomo e come Amico restando come me nel tempo un “monolite”, sia nella pratica della Tradizione abbinata al Kung-Fu che nel nostro rapporto umano.

    Ricordo ancora le nostre discussioni sul Kung-Fu e in particolare sul SunShi BaGuaZhang, SunShi XingYiQuan e SunShiTaiJiQuan, senza tralasciare l’Hung Gar e il BakSiuLam. Il Gran Maestro Sun Lu Tang era un gigante nella pratica delle arti marziali interne e sono in molti oggi, nel mondo, ad approfittare del suo nome e della sua discendenza. Egli trasmise la sua conoscenza a sua figlia Sun Jian Yun, che in vita era considerata uno dei “dieci tesori culturali della Cina” e con la quale ebbi l’onore di perfezionarmi in prima persona, a BeiJing nell’estate del 1999.

    Ebbi questo privilegio, grazie a ShiFu Wing Lam, con il quale avevo studiato i tre stili interni di Sun Lu Tang durante le nostre lezioni, gradito ospite a casa mia. Tutto ciò grazie al fatto che egli era divenuto discepolo di Sun Jian Yun attraverso la cerimonia ufficiale BaiShi, legandosi così in modo indissolubile e diretto alla tradizione della sua Famiglia. Ricordo ancora come se fosse ieri, quando anch’io chiesi a lui, in seguito, di diventare a mia volta suo Discepolo: lo stavo riaccompagnando all’aeroporto dopo una delle sue tante visite in Italia presso di me, per tornare negli States.

    Ricordo ancora come se fosse ieri, quando anch’io chiesi a lui, in seguito, di diventare a mia volta suo Discepolo: lo stavo riaccompagnando all’aeroporto dopo una delle sue tante visite in Italia presso di me, per tornare negli States. Per strada, in auto mentre guidavo e dopo aver preso un grande respiro, gli chiesi del mio desiderio di entrare a far parte della sua Famiglia e lui per tutta risposta mi disse: “Ma perché vuoi diventare mio Discepolo? Io e te nel nostro rapporto, siamo già qualcosa di più, siamo come fratelli.” E io, senza pensarci su, parlando col cuore gli risposi di getto: “Lo so, ma voglio diventare tuo Discepolo, perché sono certo che questa cosa farebbe piacere a entrambi”. Lo feci perché per me, è sempre stato importante essere umili e un allievo, non deve mai approfittare della disponibilità e del rapporto che costruisce nel tempo con il proprio Maestro. In quel momento, ognuno di noi due, doveva avere il suo ruolo e mentre ci guardavamo, lui sorrise, io pure e aggiunse: “allora è SI!”. Di lì a breve, sarei partito con mia moglie e alcuni miei allievi per andare in California e prendere parte alla nostra cerimonia BaiShi.

    Per la maggior parte dei praticanti moderni, potrà suonare strano essere partecipi a un tale evento, trovando “cose del genere” senza senso, paragonandolo quasi come una sorta di inutile sottomissione a qualcuno. Beh! Io penso che l’Umiltà sia la prima dote di un praticante di Arti Marziali che aspiri a essere un vero Maestro e senza di essa, non si approda a nulla. Riconoscere qualcuno come proprio insegnante, chinare il capo davanti a lui e fare una promessa, ha un valore concreto e svincola soprattutto dalla falsa modestia; ci si assume le proprie responsabilità onorando un qualcosa che ha radici profonde nel tempo. Da quel momento la vita di un praticante può cambiare, nel bene o nel male. La cerimonia “BaiShi” è sostanzialmente un’ulteriore prova, che attende l’allievo strada facendo, nel lungo cammino che occorre per diventare un Maestro. Il tempo, inevitabilmente, rivelerà la vera natura del richiedente! I più, potranno superficialmente considerare questo arcaico patto fra un Allievo e il proprio Maestro, come un punto d’arrivo e questo, perché c’è chi ha bisogno di alimentare la propria e insaziabile presunzione: “il sentirsi importanti”. Per queste persone, tutto termina lì, in quel preciso istante. Invece, per quei pochi che come me, intravedono in questa celebrazione un traguardo intermedio sul proprio cammino, la cerimonia BaiShi rappresenta il vero punto di partenza verso una maggiore comprensione dell’Arte Marziale. Quel giorno, conclusasi l’euforia derivante dalla gioia personale di quel momento, mi caricai sulle spalle ciò che al di là di tutto, sento oggi essere un grande impegno. Da allora al termine di ogni giornata, ho preso l’abitudine di sedere con me stesso, da solo e fare un piccolo esame di coscienza, chiedendomi se in quel dì appena trascorso, io abbia veramente fatto del mio meglio per onorare la mia Arte e il mio ShiFu.

    Ci siamo frequentati per un trentennio e di lui ho custodito innumerevoli ricordi, tutti estremamente intensi e bellissimi. Egli ha fatto parte di un considerevole periodo della mia vita in cui ho avuto una crescita esponenziale e dietro alla quale c’era anche lui; che mi spronava, consigliandomi sempre in modo disinteressato, come un vero amico. Ricordo ancora con emozione, particolarmente l’estate del 1999: quando eravamo andati in Cina insieme, per venti giorni, muovendoci fra Jinan, ShaoLin, Beijing. Quante emozioni… Frammenti di vita, chiusi nel prezioso cassetto dei miei ricordi ed è lì che staranno per sempre.

    A oggi considero l’averlo conosciuto, un privilegio e una fortuna. ShiFu Wing Lam non è più fra noi, egli ormai fa parte del Kung-Fu e delle sue tradizioni, divenendo un importante frammento di quell’ideale Insegnante al quale tutti noi dovremmo ispirarci e avere la forza di diventare nel tempo. Grazie anche a lui, ho compreso negli anni che il proprio Insegnante, a un livello più elevato, non deve mai essere inteso come una singola e limitata entità fisica. Come altri Maestri prima di lui, egli ha compiuto il suo onorevole percorso in questa vita e ha poi passato il suo testimone, dando un grande vantaggio a chi lo ha raccolto. Il mio vero ShiFu ora, è l’insieme di tutti coloro che hanno permesso al Kung-Fu, di arrivare fino a oggi, sin dai tempi antichi. Il merito è di coloro che allo stesso modo di ShiFu Kwong Wing Lam, hanno trasmesso con onestà la loro esperienza, consentendo a quelli come me, amanti delle Arti Marziali, di progredire e divenire il futuro delle Arti Marziali. In questo, Tradizione, Filosofia, Storia e Leggenda, giocano un ruolo essenziale e chiunque ami veramente la Marzialità che diventa Arte, tramandata di generazione in generazione, dovrebbe ricordarsi tale piccolo promemoria, poiché questa è la sottile differenza che distingue un vero Maestro da chi non lo è.

    La mia gratitudine e il mio ricordo vanno a questo “piccolo” grande Uomo-Maestro che ha incrociato la mia vita e che mi ha aiutato a capire, spingendomi a studiare e sperimentare il Kung-Fu a 360°, libero da vincoli e dal marketing. Un “Duro Lavoro” su sé stessi che esula dallo stereotipo di una parziale “visione a scatola chiusa”, alla quale la maggior parte è ottusamente legata.

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