Febbraio 28, 2025

    La pratica delle arti marziali, e in particolare del Kung-Fu, è un viaggio di crescita personale e spirituale che richiede non solo dedizione e disciplina, ma anche un profondo rispetto per le tradizioni e per gli altri insegnanti che non siano il proprio. Tuttavia, ciò che osservo da quasi sessant’anni di pratica ininterrotta è un fenomeno preoccupante: la mancanza di rispetto che permea le interazioni tra praticanti di diverse scuole. Spesso, sento di discorsi che intercorrono tra allievi di diversi stili o scuole che, con fervore quasi fanatico, magnificano il proprio insegnante sminuendo puntualmente gli altri, come se solo la loro guida fosse l’unico vero faro che illumina un mare di confusione.

    Questa dinamica non solo mi fa sorridere per la sua ovvietà, ma mi lascia anche attonito. È incredibile assistere ad esempio come qualcuno che sia un allievo di un ex-allievo (oggi autoproclamatosi maestro) che a suo tempo era studente di un mio allievo si eriga a autorità assoluta da un giorno all’altro, proclamando verità che sfiorano il ridicolo. Ed ecco che all’improvviso, come per incanto, fantomatici maestri di Kung-Fu prendono vita e le lampadine si accendono per magia, colpi infallibili senza contatto fisico eseguiti a distanza spostano le persone e persino affermazioni strabilianti, come la capacità di curare il cancro con la propria energia: sono solo alcuni dei “miracoli” che girano in certi circoli e tutto ciò viene spacciato per “Kung-Fu”. La cosa più sconfortante è che spesso sono proprio queste, le stesse persone che si sentono in diritto di giudicare chi non hanno mai realmente conosciuto, stilando classifiche basate sulle loro preferenze personali e su una pratica che sa di setta piuttosto che di autentica crescita.

    Io stesso ho sempre sostenuto il principio del “lasciar vivere” chi, pur senza avere un curriculum certificato, autoproclamandosi “maestro” da un giorno all’altro, ha dedicato tempo ed energia per costruirsi seriamente una propria comunità marziale. Ciononostante, quando mi trovo di fronte a presunti insegnanti che diffondono eresie e false verità, non riesco proprio a restare in silenzio. È come se scattasse in me un obbligo morale: quello di opporsi a queste interpretazioni distorte della realtà. Una saggezza popolare antica recita: “Ognuno ha il maestro che si merita…”, eppure, anche se ho imparato a esercitare una pazienza infinita lasciando spesso correre ed aspettare che il tempo che passa dia le sue risposte, sono consapevole che esiste un limite che non dovrebbe mai essere superato. Ci sono argomenti e affermazioni che, per il bene della comunità e della disciplina, meritano di essere contestati, e questo sto facendo.

    Non ho mai cercato di nascondermi dietro un’apparente superiorità o una falsa diplomazia per paura di scontrarmi con gli altri, come spesso accade nel nostro ambiente. Non mi interessa avere nella mia scuola un numero esorbitante di allievi, per me il Kung-Fu non è mai stato una questione commerciale. Ho sempre scelto di esprimere la verità, anche quando il dibattito diventa scomodo, poiché ad un certo punto sono sempre i fatti e la vita vissuta di un uomo che devono parlare. Non desidero essere complice di chi, per convenienza o ignoranza, non comprende la profondità e la bellezza di una onesta pratica, usando ambigue affermazioni. La coerenza con le mie idee e la mia etica sono valori fondamentali che guidano il mio operato a dispetto di certe insulse tendenze.

    L’essenza del Kung-Fu è un viaggio di indagine e comprensione

    Nel mio lungo tirocinio verso la comprensione del Kung-Fu tradizionale cinese, mi hanno insegnato una profonda verità:

    “Dove tutti osannano è necessario indagare, dove tutti denigrano è necessario indagare”

    Questa frase riassume perfettamente l’approccio critico e riflessivo che dovrebbe guidare non solo i praticanti, ma anche coloro che si avvicinano a questa antica disciplina.

    Osannare o Denigrare: le due facce della stessa medaglia

    Quando un Maestro viene osannato, le sue tecniche e il suo stile possono essere idealizzati, portando a una sorta di venerazione che talvolta può offuscare la realtà della sua pratica. Questo fenomeno è comune in molte tradizioni; le persone tendono a glorificare figure apparentemente carismatiche, dimenticando che anche i più grandi Maestri sono esseri umani, con imperfezioni, debolezze ed errori. Indagare in questo contesto significa non solo esplorare la storia e il percorso del Maestro, il suo vissuto, ma anche cercare di comprendere le sue scelte e il contesto in cui opera. Questo tipo di analisi può rivelare insegnamenti preziosi che vanno oltre la superficie.

    Allo stesso modo, quando un Maestro è oggetto di diffamazione, è fondamentale non accettare acriticamente le opinioni negative. La critica può derivare da incomprensioni, invidie o esperienze personali di chi non ha saputo cogliere il valore profondo di un percorso che richiede dedizione e sacrificio. Indagare in questo caso significa cercare di comprendere le ragioni dietro alla critica e valutare se vi siano elementi di verità o se, al contrario, si tratta di un giudizio superficiale.

    La frase “Dove tutti osannano è necessario indagare, dove tutti denigrano è necessario indagare”, ci invita a riflettere profondamente sulla nostra pratica e sulla nostra vita. Nel Kung-Fu, come nella vita, è fondamentale non fermarsi alle apparenze, ma cercare sempre la verità attraverso un’indagine costante. Solo così possiamo crescere, non solo come praticanti, ma come esseri umani.

    La Questione del Rispetto

    Dall’assenza di un reale, quanto onesto confronto esterno e senza un’attenta analisi poiché si tende ad ascoltare sempre e solo la medesima campana si giunge alla questione della scarsità di stima. La mancanza di rispetto non è solo un problema interpersonale, ma ha ripercussioni dirette sulla qualità della pratica e sulla trasmissione della tradizione. Il rispetto è l’elemento fondamentale che consente agli allievi di apprendere e crescere. Senza di esso, ogni interazione diventa una competizione, e l’arte marziale perde il suo significato profondo. È essenziale ricordare che ogni serio insegnante, indipendentemente dallo stile o dalla scuola, ha qualcosa da offrire. Ignorare o disprezzare gli altri non solo impoverisce la propria esperienza, ma crea anche divisioni che possono essere difficili da sanare.

    In un mondo ideale, gli artisti marziali dovrebbero essere uniti dalla comune passione per l’arte, dalla ricerca della verità e soprattutto, come accadeva in tempi passati, dal desiderio di scambiarsi le proprie esperienze. Dovremmo imparare a riconoscere e apprezzare il valore degli altri, aprendo la mente e il cuore a diverse tradizioni e approcci. Ogni stile tradizionale ha le sue peculiarità e i suoi punti di forza, la condivisione di esperienze e conoscenze è ciò che arricchisce la comunità, ma ciò richiede maturità ed una buona dose di umiltà.

    Le arti marziali racchiudono in sé non solo una vasta gamma di tecniche ma sono anche pregne si storia, filosofia e moralità. Ciò che le unisce è un profondo rispetto per l’avversario e per la tradizione che si porta avanti. Questo rispetto è fondamentale non solo nell’ambito del combattimento, ma anche nelle interazioni quotidiane tra praticanti. Ogni artista marziale, che sia un principiante o un esperto, è parte di una comunità più grande, e il modo in cui ci si relaziona con gli altri può determinare la qualità dell’esperienza di apprendimento.

    Il Rispetto come Valore Fondamentale

    Il rispetto reciproco nelle arti marziali è molto più di una semplice formalità; è un principio che guida le interazioni e il modo in cui ci si approccia all’insegnamento e all’apprendimento. Rispettare l’avversario significa riconoscerne le capacità e il valore, il che porta a una competizione sana e costruttiva. Questo rispetto si estende non solo ai propri insegnanti, ai compagni di allenamento e alla tradizione stessa dell’arte marziale praticata ma anche verso coloro che facendo parte di altri gruppi, operano in modo sincero e con passione.

    Quando il rispetto diventa una priorità, le arti marziali non sono più viste come un semplice strumento per primeggiare, vincere o per il guadagno personale, ma come un mezzo per crescere come individui e come comunità. Gli insegnamenti che si ricevono e che si trasmettono sono intrisi di questa filosofia, creando un ciclo virtuoso di crescita e apprendimento.

    Il Pericolo della Calunnia

    Purtroppo, in un contesto di crescente competitività, può sorgere la tentazione di denigrare gli altri per interesse personale o per motivi economici. Questa mentalità non solo è dannosa per la comunità delle arti marziali, ma mina anche l’integrità dell’arte stessa. Attaccare o sminuire gli altri praticanti non porta a una vera crescita; al contrario, crea divisioni e conflitti che possono allontanare le persone da questa meravigliosa disciplina.

    L’idea che la denigrazione possa portare velocemente a un vantaggio personale è una visione miope e sterile. Le arti marziali prosperano quando si crea un ambiente di supporto e incoraggiamento reciproci, dove ogni praticante può esprimere il proprio potenziale senza timore di critiche distruttive. Questo non significa che non ci possano essere rivalità o competizione; al contrario, è naturale e può essere anche salutare. Tuttavia, la vera competizione dovrebbe mirare a migliorare sé stessi piuttosto che a sminuire gli altri.

    Un Futuro Ispirato dal Rispetto

    Per garantire che le arti marziali continuino a fiorire e ad ispirare le generazioni future, è cruciale promuovere una cultura di rispetto e collaborazione. Ciò può avvenire attraverso eventi comunitari, seminari e incontri tra diverse scuole e stili, dove il dialogo e lo scambio di esperienze possono arricchire tutti i partecipanti. È importante educare i giovani praticanti non solo alle tecniche, ma anche ai valori che sono alla base delle arti marziali.

    Inoltre, le organizzazioni e le federazioni devono assumersi la responsabilità di promuovere il rispetto reciproco, sia nelle competizioni che negli allenamenti. Insegnare ai praticanti a vedere il valore in ogni stile e in ogni praticante, indipendentemente dal livello di abilità, è essenziale per costruire una comunità solida e coesa.

    Un Appello al Rispetto

    Il rispetto è una necessità vitale nel mondo delle arti marziali, e in particolare nel Kung-Fu. È il fondamento su cui si costruiscono relazioni sane e proficue: la stima sincera è la chiave per una crescita autentica. Il mio è un invito rivolto a tutti coloro che praticano queste discipline con reale passione poiché è importante riflettere su come si interagisce con gli altri e per questo è inevitabile mettere da parte le rivalità e i pregiudizi. Solo attraverso il rispetto reciproco potremo preservare e valorizzare l’essenza delle arti marziali, garantendo che continuino a fiorire e ad ispirare le generazioni future.

    Il rispetto reciproco è il pilastro fondamentale su cui dovrebbe poggiare il Kung-Fu tradizionale cinese. Solo attraverso l’apprezzamento e la valorizzazione dell’altro possiamo preservare l’essenza di queste discipline e garantire che continuino a ispirare nel tempo chi si avvicina ad esse con animo sincero. La scelta non è tra il rispetto e la denigrazione, ma tra un lastricato percorso di leale crescita condivisa e una strada sterrata fatta di egoismo e conflitto. Scegliere il rispetto significa abbracciare la vera essenza delle arti marziali e contribuire a un futuro luminoso e ispirato per tutti noi.

    Oppure è meglio continuare a denigrare gli altri solo per una questione di interesse personale?

    ©Copyright 2025 Maestro LUIGI GUIDOTTI


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