

Qualifica:
Collaboratore Didattico
Inizia la pratica nella T.K.F.A. l’1 settembre 2006
Insegna:
Kung-Fu
Dove:
a Preganziol (TV) – Veneto
La prima volta che mi sono approcciato alla scuola di Kung-Fu del Maestro Luigi Guidotti è stato per accompagnare un amico, in un caldo sabato estivo, senza alcuna intenzione di restare: troppa strada da fare (pensavo), troppe ore di viaggio da Treviso fino a quel piccolo paesino al confine tra le province di Pesaro e Ancona. Dopo 18 anni sono ancora qui, mese dopo mese, a fare quella stessa strada.
Ciò che inizialmente mi colpì fu scoprire che in questa Scuola erano e sono tuttora vietati gare e combattimenti. Io venivo dalla kick boxing, un ambiente competitivo dove i compagni di pratica presto o tardi li si deve affrontare sul ring: non diventano mai amici, sono solo potenziali avversari da superare il prima possibile, e l’allenamento diventa un’attività solitaria fatta in mezzo a persone altrettanto sole. Venni iscritto alla prima gara dal mio insegnante (una persona di cui ho comunque un buon ricordo) dopo appena tre mesi di pratica nonostante le mie proteste, e presi una medaglia come secondo classificato… nella mia categoria di peso quel giorno eravamo in due!Nella Scuola di ShiFu Guidotti al contrario si respirava un’atmosfera rilassata, familiare.
Il giorno dopo, la domenica, ci recammo in un paese della zona ad assistere a un’esibizione della Scuola che era stata organizzata proprio per quel fine settimana. Alcuni allievi piegarono lance col collo; il Maestro spezzò sassi di fiume con le mani: a quanto pare si poteva essere potenti ed efficaci senza per forza vivere la pratica marziale come una competizione!
Mi convinsi a voler ritornare una seconda volta, e poi una terza, e una quarta… e la cosa di cui mi accorgo ora, a posteriori, è che ciò per cui valeva la pena restare negli anni non era neppure (o non solo) ciò che più mi aveva colpito all’inizio: avevo solo intravisto la bellezza, ma era appena un riflesso sull’acqua, e chissà quante cose devo ancora vedere e capire!

I primi tempi mi stupii soprattutto di ciò stavo vedendo sul lato tecnico. Venendo da un mondo fatto di pugni chiusi, trovavo incredibile in quanti modi diversi si possano usare le parti di una mano (tutte! dal palmo alle dita ai polsi) per essere efficaci in combattimento. Mi meravigliavo come un bambino vedendo come qualunque oggetto, persino un flauto o uno sgabello, potesse diventare uno strumento di difesa se usato nel modo corretto. Ammiravo la vastità del Kung-Fu tradizionale, che ha elaborato decine di stili diversi per gestire praticamente qualsiasi situazione: il praticante non deve forzare sé stesso dentro alla rigidità di un solo modo di combattere, ma al contrario gli viene regalata la flessibilità di poter usare lo stile più conveniente sulla base della situazione.
Col tempo poi ho scoperto che le forme ingannano: gli stessi movimenti possono essere applicati in più modi, e non tutti possono essere insegnati subito fintanto che il praticamente non è pronto ad impararle; a volte non è pronto tecnicamente, a volte moralmente. Quest’ultima parola è una chiave di lettura fondamentale per capire qualcosa di più della bellezza dell’Arte marziale.
Negli anni ho capito che sport da combattimento e Arte marziale sono due mondi che non dialogano: il primo insegna e quasi incita a usare la violenza, il secondo a controllarla (pur sapendola usare, e bene).
Col tempo cominciai a capire meglio quello che il Maestro ci aveva detto il primo giorno, quando ci aveva indicato le regole della Scuola: “ascoltare, osservare, portare rispetto“.
Ascoltare non è solo ricevere l’insegnamento: è anche l’umiltà di accettare l’insegnamento senza anteporre il proprio pensiero, anche quando non ci è subito chiaro perché una cosa vada fatta in un certo modo.
Osservare non è solo durante la lezione: è anche osservare come un Maestro vive e si comporta, come reagisce ai problemi della vita, la dignità del suo modo di fare tradizionale nel mondo moderno.

Il Rispetto non è il bullismo psicologico di certi ambienti in cui l’ultimo arrivato non può permettersi di rivolgere la parola al Maestro (qui al contrario chiunque può parlare con chiunque, senza filtri, come dovrebbe essere in una famiglia). Il Rispetto è prendere una scopa e andare a spazzare il pavimento dove ci si allena perché ce n’è bisogno, anche se nessuno ce lo ha chiesto, anche se fuori da qui possiamo essere manager e capi, e senza neanche dirlo a qualcuno: si fa perché serve, non per mettersi in mostra.
In questa Scuola è possibile che un allievo con 20 anni di esperienza passeggiando affianco a un principiante si fermi per correggerne una posizione, con una parola amichevole e un sorriso, senza fargli pesare la propria esperienza né il fatto di avergli concesso il proprio tempo. Ecco allora che i compagni di pratica diventano persone con cui crescere insieme, e non avversari da abbattere, e dalle parole di ciascuno si può imparare qualcosa di utile.
Col tempo ho imparato che l’Arte marziale va al di là del combattimento e della tecnica: come ci ripete spesso il Maestro, i pugni di un avversario li puoi parare ma quelli della vita no, e fanno molto più male. Ecco che allora il Kung Fu deve diventare la forma mentale per divenire roccia, ma elastica, per superare le difficoltà della vita, specie in questo momento storico così schizofrenico. Si dice sempre che il più grande nemico da affrontare siamo noi stessi, ma quanti anni servono per capire dentro di sé che è davvero così!Il Kung Fu è un percorso, rivela sé stesso col tempo e ci mette davanti alla necessità di cambiare, e da studente si deve avere l’umiltà di mettersi in discussione e non pensare mai di essere “già arrivati”. A tutti coloro che vorranno iniziare il loro percorso, benvenuti! La strada è lunga, ma forse ne vale la pena.

